Il cimitero è un luogo interessante: odore di fiori ed erbacce e un silenzio carico di pace. Ogni tanto mi piace visitarli dopo aver fumato marijuana, m’immergo nella degustazione surreale delle anime che vagano nell’etere. Ma la mia immaginazione viene affrontata e sconfitta dall’apparizione della dama in nero che piange e si dispera, con le gote arrossate e le gambe lunghissime e marmoree. Ho sempre trovato eccitanti le lacrime, per certi versi sono affermazione della vita e del bisogno che le cose vadano esattamente come le immaginiamo. Mi affianco a lei e dico, con fare sprezzante e nessun giro di parole “Che fai stasera?”. Lei si volta e mi guarda davvero male. Cerco di riprendermi: parliamo per un’ora del suo dolore mentre i miei occhi la posseggono senza sosta. Di colpo le mie mani insistono nel fare la sua conoscenza. Rischio l’arresto quando accenna un urletto, ma le tappo la bocca perché la sua femminilità richiede un maschio e non un ricordo. Il mio cuore si è spostato in basso e le preme contro la gonnellina nera dove un tempo ancestrale c’era la coda. Dopo un po’ si lascia andare alla sfrontatezza del mio sesso, tirato fuori senza rispetto per la morte ma con tanto, profondo rispetto per la vita.

Share this Post!