di Psicolia

Finalmente sola…

Quando rimango sola in casa, la testa si riempie di assurde fantasie che si traducono con una certa voglia di coccolarmi, di pensare solo a me stessa ed al benessere del mio corpo. In questi casi organizzo “la postazione”: preparo una sigaretta da poggiare sul comodino insieme al mio complice specchio, posiziono il fidato scaldino in maniera tattica, accendo il pc e faccio partire la musica.
Terminata la fase preparatoria, posso considerarmi pronta a fantasticare.
Mi accomodo sul letto pensierosa e, senza nemmeno accorgermene, sto già toccando il seno: delicatamente, avendo cura di scoprirlo poco alla volta mentre, leccandomi istintivamente le dita, giochicchio col capezzolo destro, stringendolo con forza in una morsa delicata ma decisa.
Adoro il continuo oscillare tra un tocco delicato ed una presa più vigorosa.
Istintiva, la mano libera si è già preoccupata di raggiungere il calore del basso ventre: come guidata da una volontà tutta sua, avanza, insinuandosi tra le mutandine e la pelle nuda.
Si blocca prima della meta. Torna indietro come un ragioniere che ha dimenticato le chiavi di casa. Corre rapida attraverso il passo delle mie montagnette rosa e arriva alle labbra: inumidisco i polpastrelli per darle modo di tornare alla zona calda. Arrivata nuovamente a destinazione, le mie dita si addentrano, fino a superare la collinetta pubica, alla ricerca della sporgenza clitoridea, come si trattasse di una mappa da seguire a memoria: eureka!
Mentre mi guardo allo specchio, osservo laida lo strofinio delicato delle mie dita sul grillettino rosa, dall’alto verso il basso, pregustando già da adesso quella sensazione, al momento, ancora quasi inesistente.
In prossimità del tocco ritrovo già le piccole labbra: mi sfugge un sorriso nell’accorgermi che i leggeri movimenti di prima hanno avuto un qualche effetto positivo, trasformando quella collinetta in una palude ben irrorata, più umida che mai.
Ed è adesso che inizia il bello, perché a questo punto non avrò più bisogno di saliva: basterà un movimento continuo e più profondo a tenere alta la mia eccitazione, seguendo quell’onda di piacere, dall’alto al basso.
Le mie dita scorrono con decisione, adattandosi ai desideri e alle sensazioni del corpo, agognando il punto centrale di massimo piacere, ancora poco percepibile, del quale sono alla ricerca.
Ogni movimento genera a piccoli e continui sussulti, vibrazioni di piacere che mi spingono ancor di più a mantenere velocità e ritmo, come si trattasse di uno strumento musicale.
Inizia un gioco di attriti e sfregamenti che persuadono il mio corpo a cambiare ritmo, a contorcersi, come costretto da una forza piacevole ed invisibile a seguire le vibrazioni di ogni muscolo; è il piacere oramai a guidare con determinazione la mia mano, portandola a rincorrere, di volta in volta, il suo punto focale, all’affannosa ricerca della sensazione.
I fremiti, le vibrazioni e i sussulti aumentano vorticosamente, così come l’enfasi della mia mano: tutto tende a lei, la sensazione sfuggente. Sembra quasi inafferrabile, sguscia senza farsi subito raggiungere.
Ma ecco che pare abbia deciso di esserci, di farsi sentire, più esplosiva che mai, o forse mi sbaglio. No invece, ECCOLA!
Questi brevi pensieri si susseguono, proprio come i miei sussulti, mentre sento il viso che si accalda, il respiro che mi accompagna è più rapido e profondo, e nel completo isolamento della mia stanza, piovono gocce di piacere.

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